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Il Corriere del Disordine Totale

 
     

 

Racconto
 

Un mio racconto........(mai terminato, chissà poi perché)

Era da molto che se ne parlava, ma il Governo ha sempre cercato di tenere lontano, o meglio, "nascosti" certi individui, certi stili di vita, ma non si può fermare ciò che è tra noi. Possiamo non guardali dritto negli occhi,ma non possiamo negare la loro esistenza....

12 Agosto. Torino appariva deserta,come ogni anno in questo periodo.La metropoli era comunque grigia, nuda, triste, fredda, gelida.
Erano le 22.30,Franko, il nostro eroe,vagava con la sua Bat-mobile per le vie anguste della città, senza una meta ben precisa. La nebbia si faceva sempre più fitta, di conseguenza Franko decise di parcheggiare. Il nostro eroe di sempre si fece vedere; scese dalla macchina e la città lo vide, o meglio, lo intravide grazie ai fendinebbia. Franko avvertì lo sgomento generale che vagava su di se, ma liquidò questo suo malessere convincendosi che sia a causa dell'alcol ingerito a colazione insieme ai biscotti.
"Si, forse sono proprio i biscotti…" sussurrò tra se e se.
Il nostro eroe era alto, basso, coi capelli grigi, aveva 21 anni ma li portava benone.
Non a caso si fermò in quel luogo a lui sconosciuto,non era stata una sosta forzata. Franko sapeva già cosa fare, come muoversi.
Barcollante ma gaio si ritrovò nell'androne di un grande palazzo. Chiamò l'ascensore, ma quel sano aggeggio sinonimo di comodità non arrivò a destinazione. Franko un po' impaziente e confuso incominciò a colpire con pacata forza la porta sempre chiusa. Una voce roca e chiusa gli rispose: "Occupato"
Franko sbarrò gli occhi,quasi si svegliò dal suo coma perenne ed esclamò: "Santo cielo! E adesso come farò ad arrivare in alto? Il successo,l e donne, i soldi, il potere…? Niente, non avrò mai niente…"
"Non piangerti addosso ragazzo…." Sussurrò una voce dietro di lui: "quel che tu vuoi lo puoi ottenere con più fatica facendoti le scale." Era proprio lui; il Grande Saggio. 
Frako si girò, quasi di scatto ripetendosi di continuo a con tono basso: "Le scale le scale; devo farmi le scale…"intanto il Grande Saggio misterioso con la barba e il kilt scozzese si tramutò quasi per incanto in una bambina urlante, isterica e soprattutto spaventata nel vedere a sua volta il nostro eroe. Ma neanche le maledizioni della madre iperprotettiva distolsero Franco dal suo nuovo pensiero.
"….devo farmi le scale, devo farmi le scale…."
Dopo aver ricevuto una violenta testata dalla donna Franco si fece le scale tramite iniezione endovenosa.
E' vero; in fin dei conti non arrivò in alto,ma almeno riuscì ad arrivare sull'uscio di casa di Domenico, detto Abdul Mustafà Esposito.
Il nostro eroe suonò il campanello, una volta, poi due; dopo il terzo tentativo decise di suonare la cornamusa e la porta si aprì. Innanzi a lui apparve la figura decadente di una vecchietta che di cose ne aveva viste.
"Ciao Penelope, li hai portati gli spaghetti?" Chiese l'anziana donna.
"Per dindirindina, sono Franko, il nemico del Governo…ma? Non si ricorda? Sono passato solo due giorni fa…" Puntualizzò lui esterrefatto.
"Ah si scusa Guendalina,ho fatto confusione.." Replicò la nonnina, ma appena terminata la frase cadde a terra colpita da uno sfollagente ricevuto senza pietà sulla testa."Vecchia di merda! Io odio quando ti confondi coi miei amici!!"Esclamò Domenico con voce rabbiosa.
"Ciao Abdul!"
"Hola Frank,senti scusa,non andare in paranoia a causa del comportamento di mia nonna, sai, ha 102 anni, ma non è colpa mia…è sua!"
"Stai tranqui tranqui non mi sono offeso…posso entrare?"
"Ma è ovvio, fai come se fossi a casa mia Frank."
"Ho come un cerchio alla testa…" Sussurrò la vecchietta alzandosi debolmente da terra mentre si tamponava la ferita con un fazzoletto. 
""Ah!Sei ancora viva brutta stronza!" Gridò Domenico ma nello stesso istante si intromise Franko;
"Forse intende dire che è morta perché si sente l'aureola… Non lo so… "Franco appariva confuso ma sempre gaio alla base.
"La prossima volta ti tolgo la vita con la mazza ferrata vecchia!" Esclamò Domenico rivolgendosi alla poveretta che a fatica tentava di sorreggersi.
Per gente come loro, la violenza non aveva limiti, ma era una forza interiore irrefrenabile, quasi a voler puntualizzare la loro posizione nella società. 
I due si recarono nella stanza privata del Domenico Abdul Mustafà Esposito detto anche Nun me scassà o cazz dal resto della banda.
Franko appena entrato nella stanzetta disse con una nota di tagliente sarcasmo:
"Ancora a giocare al piccolo terrorista Abdul?"
"Quante volte ti ho detto di non chiamarmi così, sai che vado in paranoia!" Ribattè Domenico con visibile nervosismo.
La causa scatenante di quella provocazione era il mini arsenale che Il Domenico custodiva con cura da molti anni. Gli strumenti di battaglia erano molti, ma si confondevano anche con l'esplosivo al plastico e gli innumerevoli Puffi in ricordo di un'infanzia assai sbiadita.
Franko si tolse il mantello da Super Eroe e poi si sedette a terra.Dopo essersi strofinato gli occhi tirò fuori dalla tasca dei pantaloni il necessario per catapultarsi in quel mondo "strano" che ai giovani piace tanto, ma proprio tanto.Quantifichiamo il tutto dicendo semplicemente;tantissimo.
Nel mentre, Il Domenico decise di isolasi in se stesso giocherellando con un candelotto di dinamite. Franko non poteva,non voleva lasciarlo solo, ma non sarebbe stato giusto, era quasi combattuto nel dargli attenzione. Non si trattava di vera e propria paura,bensì di terrore!
Si, l'argomento del Governo fu lasciato da parte… almeno per quel giorno.
Passarono le ore; Franko era svenuto a causa di una sigaretta ingoiata per errore a causa di un momento di smarrimento. Dopo esseri ripreso discretamente trovò la giusta dimensione mentale per pensare alla sua materia preferita: ossia l'astrofisica nucleare. Domenico intanto parlava con il suo amico invisibile: un piccolo bambino rabbioso incazzato pure lui col Governo e le Istituzioni.
Verso sera i nostri decisero che era giunta l'ora di prendere sotto braccio la notte per farla finalmente loro.
Salirono sulla Bat-Mobile con disinvoltura e subito dopo il motore ruppe il silenzio di una notte estiva dandole una forte scossa;ci fu un black-out che durò per parecchi giorni.
"Ma che cazzo hai combinato con sta cazzo di macchina cazzo!" Urlò Domenico dopo essersi reso conto della gravità che avrebbe in seguito comportato il black-out.
"Cerca di stare calmo, sai benissimo che delle volte capita, ho una macchina troppo potente,è incontrollabile cazzo cioè, lo sappiamo tutti e due cazzo!"Replicò Franko assai indispettito e per non reprimere la rabbia accumulata in quel momento, diede un forte pugno sullo sterzo e quel tale gesto servì.
"Cazzo cioè.." Disse Franko.
"Non sbatterti in questo modo, è una cosa con non giova a nessuno, ti ricordi quando a scuola ci insegnarono la filastrocca dell'ENEL?"Domandò Il Domenico.
"No. Non la ricordo."
"Infatti neanche io, ma il punto su cui voglio arrivare cioè cazzo è un altro: quante possibilità abbiamo di schiattare cazzo cioè questa notte?"
"Mmmm.." Franko prese tempo prese pensare, poi arrivò alla fredda e oscura quanto veritiera conclusine:
"Campa cavallo che l'erba cresce" Ci fu un imbarazzante silenzio,uno di quelli che materialmente non sono molto lunghi, ma fanno star male, molto male. Domenico si pentì di aver posto al suo compagno di sventure quella tragica domanda, ma il frittatone l'aveva fatto.
"Cazzo!E' vero,si stava meglio quando si stava peggio!" Esclamò Franko e la risposta non lo fece affatto attendere:
"Merda! E' l'inizio della fine!!!"
"Vorrei incontrarti fra cent'anni!"
"Porgi l'altra guancia."
"Vieni avanti cretino."
"Forse è meglio che andate" la voce era rabbiosa. Si, era proprio Anacleto, il bimbo rabbioso incazzato col Governo e le Istituzioni, l'amichetto invisibile Del Dome.
Ma chi ha parlato?" Domandò Franko assalito da un alone di freddezza allucinogena.
"Cioè cazzo Frank, è lui, Anacleto".
"Cazzo cioè; questa storia è malata, non posso vederlo ma lo sento. Delle volte mi fa impazzire!" Franko scosse il capo, si tappò le orecchie come in genere fanno le persone "normali" ma per avere un risultato di buona insonorizzazione infilò in esse due spinelli rollati in precedenza. Accese il tutto in una maniera sconosciuta alla società e tramite strani poteri fumò dalle orecchie all'insegna del silenzio personale.
Terminati gli "spini" prese la decisione di non togliere i filtrini, essi gli davano quel senso di sacrosanta riservatezza che lui richiedeva in tale momento.
C'era finalmente silenzio, o meglio; sentiva bisbigliare, ma ciò non lo disturbava più di tanto.
Era comunque ora di partire. Franko indossò i suoi personalissimi occhiali da sole e lasciò il suo piede cadere a picco sull'acceleratore.
Il viaggio fu breve ma intenso. I due (o tre, dipende dai punti di vista) recarono i loro corpi e le loro menti nel luogo in cui in genere è meglio non sostarci per molto… ma per chi è nato lì, oppure per una semplice scelta tale problema non si pone.
Il Domenico appariva assai rilassato, ma sinceramente non era un buon segno, Il Franko invece non appariva proprio dato che cadde in un tombino lasciato erroneamente aperto. Seguì un urlo e subito dopo un logico tonfo sordo. Le parole di Franko ( ossia; cioè ma che cazzo è?!? ) risultavano colme di smarrimento.
Caduto in quel mondo sotterraneo il malcapitato ragazzo incominciò a vagare in quei cunicoli che tanto aveva amato da bambino, quando accortosi di essere un moccioso diverso dagli altri, si diede alla ricerca di posti all'oscuro di tutto e di tutti.
Già; adesso sì che percepì la sua infanzia. Certi ricordi,certi sprazzi. Incominciò a ricordare pezzetti di giornata in canoa per la fogna.
Anche li dentro di cose ne erano cambiate, ma Il Franco quasi si risvegliò da suo trans infantile grazie alla sua assoluta voglia di droga pura pura… diciamo purissima.
Aveva vagato per un paio di minuti ma nonostante ciò trovare la "retta via"era un impresa assai ardua.
"Mi sono perso, mi sono perso!" 
Ripeteva Franko a se stesso.
"Dove sono finito?"

FINE

  

 
 

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